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Diritto Civile

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In questa sezione vengono raccolte novità legislative ed alcune delle più recenti ed interessanti pronunce giurisprudenziali in materia di diritto civile.

Gli articoli sono accompagnati da un breve commento finalizzato ad un agile approfondimento delle tematiche trattate.

 

RISARCIBILITA' DEL DANNO DA PERDITA DELLA VITA

Corte di cassazione - Sezione III civile - Sentenza 19 novembre 2013 - 23 gennaio 2014 n. 1361

" Costituisce danno non patrimoniale il danno da perdita della vita, quale bene supremo dell'individuo, oggetto di un diritto assoluto e inviolabile garantito in via primaria da parte dell'ordinamento e che è altro e diverso dal danno alla salute e dal danno biologico terminale e dal danno morale terminale della vittima. Il diritto al ristoro del danno da perdita della vita si acquisisce istantaneamente al momento della lesione mortale e quindi anteriormente all'exitus, costituendo ontologica, imprescindibile eccezione al principio dell'irrisarcibilità del danno evento e della risarcibilità dei soli danni conseguenza".

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PIGNORAMENTO E TRASCRIZIONE

Corte di cassazione - sezione III civile - sentenza 10 ottobre - 18 novembre 2013 n. 25865

" I creditori personali di uno dei coniugi, che siano pignoranti o intervenuti nel processo esecutivo avente a oggetto un bene formalmente intestato soltanto al coniuge esecutato, ed escluso, in forza di atto di acquisto cui abbia partecipato l'altro coniuge ai sensi dell'art. 179 ultimo comma C.c., dalla comunione legale, godono della tutela dell'art. 2915, comma 2, del C.c. anche rispetto alla domanda di accertamento della comunione legale avanzata dal coniuge non acquirente. La sentenza che conclude positivamente questo giudizio di accertamento non può pregiudicare i loro diritti quando il pignoramento del bene che ne forma oggetto risulta trascritto in epoca precedente la trascrizione della domanda di accertamento della comunione legale o in epoca precedente l'instaurazione del giudizio da parte del coniuge non acquirente".

Va premesso che, in linea generale, tutti gli acquisti in regime di comunione legale fra coniugi vengono a far parte di tale comunione ex articolo 177 del C.c. L' articolo 179 stabilisce tuttavia che non costituiscono oggetto della comunione e sono beni personali del coniuge, fra gli altri (lettera d) i beni che servono all'esercizio della professione del coniuge, tranne quelli destinati alla conduzione di un'azienda facente parte della comunione; il successivo comma 2 precisa che l'acquisto di beni immobili, o di beni mobili elencati nell'art. 2683 del C.c., effettuato dopo il matrimonio, è escluso dalla comunione, ai sensi della lettera d) - oltre che delle lettere c) ed f) - quando tale esclusione risulti dall'atto di acquisto se di esso sia stato parte anche l'altro coniuge.

Ebbene, nella vicenda esaminata dalla sentenza 25865/2013 un bene considerato di proprietà esclusiva di un coniuge era stato pignorato dai creditori di quest'ultimo; la moglie, tuttavia, aveva successivamente promosso una causa per far accertare che il predetto bene ricadeva in realtà nella comunione, per difetto dei requisiti sopra ricordati che avrebbero potuto determinarne l'esclusione.

Benchè tale ultima causa avesse dato ragione alla moglie, che pertanto lamentava l'illeggittimità del pignoramento eseguito su di un bene comune per debiti personali del marito, il Supremo Consesso, con la sentenza in esame, ha chiarito che l'accertamento giudiziale della comunione legale del bene pignorato non è comunque opponibile al creditore pignorante ed ai cerditori intervenuti, allorchè il pignoramento del bene risulti trascritto anteriormente alla trascrizione della domanda di accertamento della comunione legale o in epoca precedente all'instaurazione del giudizio da parte del coniuge non acquirente.

Ed infatti, a norma dell'art. 2915 comma 2 del C.c., non hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante e dei creditori intervenuti gli atti e le domande per la cui efficacia rispetto ai terzi acquirenti la legge richiede la trascrizione, se sono trascritti successivamente al pignoramento.

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Decreto Legge 12 settembre 2014 n. 132

Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell'arretrato in materia di processo civile.

Sulla Gazzetta Ufficiale del 12 settembre 2012 n. 212 è stato pubblicato il decreto legge summenzionato, che introduce istituti eterogenei volti per l'appunto alla "degiurisdizionalizzazione" del contenzioso civile.

Di seguito i capi di cui si compone il decreto:

- Capo I: "Eliminazione dell'arretrato e trasferimento in sede arbitrale dei procedimenti civili pendenti";

- Capo II: "Procedura di negoziazione assistita da una avvocato";

- Capo III: "Ulteriori disposizioni per la semplificazione dei procedimenti di separazione personale e di divorzio";

- Capo IV: "Altre misure per la funzionalità del processo civile di cognizione";

- Capo V: "Altre disposizioni per la tutela del credito nonchè per la semplificazione e l'accelerazione del processo di esecuzione forzata e delle procedure concorsuali";

- Capo VI: "Misure per il miglioramento dell'organizzazione giudiziaria";

- Capo VII: "Disposizioni finali".

Per quanto concerne le tematiche del diritto di famiglia, preme evidenziare che il decreto legge in commento introduce, all'art. 6, la possibilità di stipulare una convenzione assistita da un avvocato da parte dei coniugi che intendano addivenire ad una soluzione consensuale di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio, di scioglimento del matrimonio, di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.

Tale istituto, applicabile a determinate condizioni ed in presenza dei presupposti dettagliatamente indicati nel decreto, consentirà alle parti di raggiungere un accordo sostitutivo dei tradizionali provvedimenti giudiziali.

L'art. 12, inoltre, prevede la possibilità di concludere un accordo di separazione personale, di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonchè di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio, innanzi all'ufficiale dello stato civile del comune di residenza di uno dei coniugi o del comune presso cui è iscritto o trascritto l'atto di matrimonio; anche per tale ipotesi, tuttavia, vengono previste specifiche condizioni di applicabilità.

 

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